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Ciao a tutti:

Sono Pietro Malaguti, modellista dal 1965, anno in cui acquistai - come tanti - la mia prima busta in plastica trasparente della mitica e mai dimenticata Airfix.

Vale la pena di ricordare questo primo tenero momento come il primo atto di una passione che non mi abbandonerà più, pur a tempi alterni, per tutta la vita: la passione smisurata per il modellismo.
Passione per ogni forma di modellismo, che essendo un territorio vasto e allora molto inesplorato, mi portò a sviluppare la forma che a tutt' oggi preferisco, cioè il modellismo statico in grande scala.
Questa scelta, per un settore specifico e per le scale maggiori, è il sunto di quarant'anni di prove, tentativi, fallimenti, piccoli successi e soprattutto di alcune considerazioni.
Prescindendo da considerazioni generali sul perchè della nostra passione per il modellismo che vanno oltre questa breve presentazione a voi, amici miei, spiego brevemente il motivo di questa scelta.

Fino dagli anni '70 sono stato attratto dai kits di montaggio in grande scala. Vedere riprodotto nei minimi dettagli un modello di aereo o altro in scale sufficientemente grandi (in relazione all' originale), mi ha sempre dato la sensazione di potermi avvicinare alla cosa reale meglio che osservando un "microbo" di pochi centimetri di dimensione. Realizzare un modello in grande scala significa potersi dedicare alla cura minuziosa del particolare in modo realistico, e converrete con me che la vista e l' impatto generale di un aereo in scala 1/24 è ben diversa dall' osservazione microscopica del medesimo soggetto in scala 1/72.
Sicuramente poi, esistono molti problemi legati alla grande scala, primo fra tutti la disponibilità di spazio. Infatti, una volta realizzato un bel modellone di questo tipo, diventa poi drammatico poterlo esporre appropriatamente in un appartamento di 80 metri quadri in cui la moglie vede con scarso piacere l' invasione di questi giganti sempre pronti ad essere rotti al minimo urto o soffio di vento. Sicuramente questo è il motivo principale per cui questi modelli non hanno mai incontrato molto l' attenzione dei modellisti, almeno tempo fa.
Da qualche anno a questa parte però, vedo rinata l' attenzione delle case produttrici verso modelli di grande scala. Ne sono un esempio la giapponese Tamiya, la coreana Trumpeter e molti altri giganti dell' industria modellistica che sfornano scatole di costo elevato e di dimensioni sempre più imponenti. Anche il costo di tali modelloni diventa un ostacolo, ma il modellista serio, quello che sfida se stesso ai limiti delle proprie capacità manuali e sensitive, non si ferma davanti al prezzo. D' altronde il mondo del modellismo vero è riservato a pochi appassionati che incanalano in questo hobby le proprie plusvalenze economiche. Gli accessori necessari alla realizzazione dei modelli, le attrezzature e la documentazione necessaria a produrre modelli di alta qualità, sono di gran lunga più costosi della scatola da cui si parte.
Altro discorso varrebbe la pena di affrontare riguardo a chi produce modelli dal niente, utilizzando materiali di base e realizzando capolavori unici. Ma qui andiamo ad una forma di modellismo, forse la più alta, che richiede grandi capacità manuali, conoscenze tecniche e progettuali non indifferenti.

Negli anni '70, poi, il modellismo statico subì una vera e propria rivoluzione stilistica ad opera del famoso modellista ed oggi produttore belga Francois Verlinden Costui rivoluzionò i canoni estetici con cui vengono realizzati oggi i modelli statici (e non solo) attraverso un approccio "pittorico" ai medesimi. Si trattava in buona sostanza di applicare le nostre vecchie e consunte formule colorimetriche secondo un principio di riproduzione tridimensionale della pittura.
Ricordo ancora che allora il mondo dei modellisti statici si divise in due scuole di pensiero: chi si tratteneva ancora saldamente al principio del modello dipinto secondo una maniacale riproduzione della densitometria e della colorimetria, cercando allo spasimo "quella esatta sfumatura di colore" e chi più liberamente, secondo il nuovo pensiero di Verlinden, applicava tinte ed effetti secondo una tecnica pittorica che evidenziava molto l' usura (weathering), la sporcatura e il deterioramento delle vernici applicate sugli oggetti reali presi a modello per le nostre riproduzioni.

Il modellimo statico è il coacervo di molte discipline messe insieme: pittura, tecniche di montaggio, autocostruzione, tornitura, ed io lo considero una forma minore di arte.

Io mi sono sempre posto a cavallo tra questi due modi di pensare, cercando di catturare il meglio di entrambi. Se è vero che un modello realizzato "alla Verlinden" ha una carica di realismo non indifferente e lascia sbigottiti per l' impatto visivo, è altrettanto vero che la ricerca storica minuziosa ed accurata, anche nei colori utilizzati, non deve mai mancare. Non è sufficiente verniciare un carro armato di verde scuro sovrapponendo velature su velature, polvere, graffi e olio bruciato per dire di avere correttamente riprodotto la realtà. Anzi, troppo spesso, queste tecniche possono servire a mascherare errori e imprecisioni.

Il discorso sarebbe infinito e non si esaurisce certo in due righe.

Invito tutti a visitare il negozio online, che ho voluto dedicare ad articoli di difficile reperibilità e solo di alta/altissima qualità- Lascio agli amici negozianti il piacere di vendere direttamente a noi tutto ciò che è facilmente reperibile.
Ho voluto ampliare il discorso commerciale anche al collezionismo e ad oggetti non propriamente modellistici, dato che il confine tra modellismo e collezionismo è sottile e spesso noi modellisti siamo l'uno e l'altro, completando la nostra piccola "arte" con oggetti che la complementano.

Grazie e tutti e buona navigazione.

 

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