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Debbo dire che nella mia carriera ormai più che trentennale di modellista, un aereo ha sempre rappresentato, per me, un raro esempio di eleganza, velocità e design aeronautico. Insomma un velivolo sul quale avrei sempre voluto poter volare.
Se la realtà mi ha ovviamente precluso questa possibilità, la fantasia che si esprime nel modellismo, mi ha consentito di poter decollare danto manetta ai due Rolls-Royce Merlin, controllando con qualche difficoltà la traiettoria di decollo, e finalmente distaccarmi nel rombo dei motori e nel turbinare delle eliche, a due dita dal mio viso.
Sto, naturalmente parlando del "Wooden Wonder", la meraviglia di legno uscita dai tavoli da disegno di Geoffrey de Havilland: Il Mosquito.
Questo aereo, quasi interamente costruito in legno, nacque dall'esigenza di realizzare un bombardiere veloce, per effettuare incursioni rapide e - come si direbbe oggi "chirurgiche" - eludendo la sorveglianza nemica, la contraerea, e, se possibile, i caccia avversari.
Il risultato fu un bombardiere bimotore, ad ala media, equipaggiato con i propulsori allora più potenti e veloci, la cui costruzione era come dicevo, quasi interamente lignea.
I motori scelti furono, naturalmente, i Rolls Royce Merlin (gli stessi dello Spitfire) da 1.000 e passa cavalli l'uno.
La costruzione in legno, soprattutto della fusoliera, fu affidata a ditte che nulla avevano a che fare con l'aeronautica, ma che erano specializzate in costruzioni in legno, insomma ad ebanisti provetti.
La struttura era un sandwich di spruce e balsa (si propio la balsa degli aeromodelli) per conferire rigidità e leggerezza all'insieme.
L'ala era metallica, con una struttura bilongherone divisa in tre parti nel senso della larghezza, un cassonetto centrale che attraversava da parte a parte la fusoliera, e due estremità che ospitavano le gondole motore e i sistemi di governo (alettoni). I flaps erano alloggiati nel cassonetto centrale.
Fin dall'inizio, il bombardiere fu concepito con formula disarmata, dato che la sua fonte primaria di difesa risiedeva nella sua stessa velocità di volo (più di 650 km/h) che gli permetteva di sfuggire agevolmente a qualsiasi caccia avversario (dal Me109 tedesco allo Zero giapponese).
L'aereo caricava bombe per quasi una tonnellata, e poteva disporre di un'autonomia di volo ragguardevolissima per l'epoca. Questo elemento derivava anche da una non comune finezza aerodinamica e dal disegno particolarmente felice.
La formula, poi, permise di derivare dal modello originale (bombardiere) diversi usi specialistici del velivolo: caccia-bombardiere (armato), trasporto veloce e, naturalmente, fotoricognitore.
Proprio quest'ultima versione è quella che maggiormente mi ha colpito, un po' per la caratteristica colorazione originale, interamente in PRU blue, un pò perchè - appassionato come sono di storia navale - fui colpito dalle avventure di un reparto, di base a Benson in Inghilterra che, con un'azione allora ardita, fotografò la corazzata Tirpitz, nascosta nel fiordo di Trondheim in Norvegia, permettendo ad omdate successive di bombardieri Lancaster e Wellington di ditruggerla.
Questi Mosquito, decollati appunto da Benson, dopo avere fotografato la corazzata, proseguirono il loro volo fino a Murmansk, in URSS, per fare rifornimento e rientrare a Benson con due lunghissimi voli.
Ho voluto riprodurre uno di questi velivoli, al ritorno dalla missione.

IL MODELLO
Del Mosquito io ricordo il primo modello quando ero ragazzino, stampato dall'Airfix nella serie II (già in scatola). Era grossolano, errato nelle forme e con un dettaglio scarsissimo, però era bellissimo lo stesso...
Una vera rivoluzione venne dalla americana Monogram col suo Mosquito in 1/48 (che ancora oggi conservo religiosamente inscatolato) e che a tutt'oggi è un esempio di come Monogram, vent'ann fa fosse all'avanguardia nel "tooling". Il modello poi, garantiva la possibilità di realizzare (cosa rara per quei tempi) le versioni bombardiere, caccia-bombardiere e caccia notturno MKIV con la sostituzione del muso.
Solo in tempi recenti Tamyia ha commercializzato un Mosquito "state of the art" in 1/48 che è presto diventato il punto di riferimento.
Tra queste edizioni, nel 1970 circa, Revell, uscì con la versione bombardiere MKIV in scala 1/32, che è la mia preferita.
All'epoca non lo acquistai, e solo nei primi anni 90, Revell lo rimise in circolazione come Revell Germany. Di quell'epoca ho acquistato quasi tutta la collezione 1/32 perchè sapevo che quei modelli sarebbero presto diventati introvabili. Ahimè, del Mosquito, trovai un solo esemplare dal buon vecchio Radicchi che acchiappai al volo. Ed eccomi a presentarvelo, realizzato appunto nella livrea di PR MKIV (PR = photo reconnaissance).
Per completezza, devo rocirdare che si dice che negli anni settanta l'Airfix realizzò il master del Mosquito in (udite, udite) scala 1/24 !!!: Sarebbe stato probabilmente il miglior esempio di quella serie meravigliosa che Airfix, in un momento d'oro del modellismo, realizzò e che io sinceramnte adoro.
Si dice che poi i master, pantografati al 50% siano diventati i master della versione in 1/48 edita dala stessa Airfix negli anni 70. Avendo questo modello 1/48 (poteva essere altrimenti??) debbo confessare che non trovo la "texture" dei loro corrispondenti fratelloni grandi il doppio, per cui dubito sinceramente che la notizia sia affidabile. Se così fosse: "Airfix, dove c... hai messo i master 1/24???!!!...dai ritirali fuori che un Mossie in 1/24 farebbe impazzire non solo me dalla voglia di possederlo!!).

COSTRUZIONE
Ritorniamo al nostro buon vecchio 1/32 Revell.
Premetto che, sinceramente non capisco la politica commerciale di Revell che ha riedito quasi tutte le scatole e i vecchi stampi 1/32 TRANNE CHE IL MOSSIE. Oggi è introvabile, anche cercandolo fuori Italia, e sinceramente non capisco perchè, dato che - ad esempio - Paragon Design ha in produzione da alcuni anni diversi set di resina e alcune capottine in acetato proprio dedicati a questo modello.
Che ce ne facciamo dei set di resina se non abbiamo il modello su cui lavorare ????
Io, comunque, me li sono procurati (non si sa mai) da Hannants e vivo sperando (speriamo che non muoia c...ando) che prima o poi Revell si decida a ristampare il modellone in questione.
All'apertura della scatola, ovviamente, un "glom" di saliva va giù per la gola (della serie: quanto c.. c'è da lavorare per ottenere qualcosa di decente..).
Pannellature (poche) in positivo. Rivetti da ponte di Brooklin, interni=zero o poco più.
Coraggio e avanti, descriviamo concisamente le operazioni di miglioria.
Le forme si rivelano straordinariamente esatte (provare per credere, calibro e disegni alla mano), unico neo la capottina di forma leggermente errata sul davanti (parabrezza). E' troppo "dritta", mentre nell'originale è decisamente più "avviata". Oltretutto è divisa - per motivi di sottosquadro - in senso verticale, per fortuna in corrispondenza di una frame (...) e riporta correttamente i bulbi per migliorare la visione verso il basso dell'equipaggio.
Inoltre è previsto lo sportello superiore separato, che. generalmente veniva aperto solo per "arieggiare" l'abitacolo e naturalmente come via di fuga in caso di atterraggio di fortuna (l'accesso avveniva dal portello inferiore alla cabina tramite una scaletta estensibile che veniva stivata a bordo). Tale portello era in realtà l'uscita di emergenza in caso di atterraggio di fortuna "sulla pancia".
Il primo lavoro è quindi una paziente carteggiatura per eliminare rivetti e panneli in positivo. In realtà l'originale presentava ben pochi dettagli superficiali, dato che la costruzione lignea e l'accuratezza delle pannellature erano il segreto del velivolo.
Reincisione dei pannelli al posto giusto e rivetti riprodotti con gocce di cianoacrilico distribuite con una siringa da insulina, ridanno alle superfici l'aspetto corretto.
Come dicevo gli interni sono un vero disastro, e quindi - munito dell'ottimo "walk around" della Squadron/Signal, riproduco pavimenti e paratie con plasticard da 0,5 mm.
Dettagli quali cavi, tubature e scatole elettriche sono riprodotte con quadrotto della Evergreen e filo di rame, ottone e sprue stirato a caldo.
Debbo specificare che, non esistendo nessun set di miglioria interno, tutto il lavoro è stato eseguito in "scratch". Per esempio, il cruscotto è stato dettagliato forando i quadranti degli strumenti e applicando dietro di esso un foglio di carta stampato con la fedele stampante ink-jet a colori. I vetri degli strumenti sono stati riprodotti con gocce di Kristal Klear. Effetto ottimo.
Allo stesso modo sono state riprodotte le cinture di sicurezza, utilizzando il solito foglio di piombo ricavato dai collarini delle bottiglie di vino, mentre le fibbie provengono da un set in fotoincisione in 1/24 per auto da corsa antiche.
Il portello di accesso è stato ritagliato e dettagliato con l'aggiunta di particolari e maniglia sempre "scratch".
Poichè i finestrini trasparenti tondi presenti un po' su tutto il velivolo (portello, portelli vano bombe e fusoliera) erano veramente orribili, ho deciso di lasciare aperti i fori corrispondenti che, a modello ultimato sono stati riempiti di Kristal Klear. tirato con uno stuzzicadente. E' un'operazione laboriosa ma dal risultato eccezionale.
Anche il vano bombe (in questo caso diventato vano per alloggiare le macchine fotografiche ed un grosso serbatoio di combustibile amovibile) è stato dettagliato autocostruendo ogni più piccolo particolare.
Una cura particolare è stata dedicata alla bolla anteriore trasparente attraverso la quale si può ammirare il vano del navigatore/bombardiere.
Di fatto si resta stupiti dall'esiguità dello spazio in cui quei due poveri diavoli dell'equipaggio dovevano muoversi durante il volo, circondati da ammenicoli di ogni genere.
Con rete di ottone per filtri (si può trovarla facilmente in ferramente tra gli accessori per chi si imbottiglia il vino da sè) ho realizzato le griglie delle prese d'aria sia dei radiatori, tra le gondole motore e la fusoliera, sia dei radiatori dell'olio sotto le gondole medesime. Questi filtri erano esterni e da alcune foto si può evincere la forma esatta.
Il ruotino di coda - nella relatà erano due rulli di gomma appaiati - è stato reso pivottabile, ricostruendo il perno in ottone che alloggerà ad incastro in fusoliera in un tubino di ottone che funge da ricettacolo.
Passiamo alle gondole motore.
Ho scelto di chiudere del tutto la gondola destra e di lasciare amovibile il solo pannello esterno della gondola di sinistra, anche per non passare ottantasei serate nel tentativo di rendere accettabile un Merlin molto grossolano. Mi sono limitato a dettagliarne quindi solo la parte visibile.
Ho dettagliato i vani carrello, tutto sommato accettabili, con la solita aggiuta di cavi, tubi, eccetra.
Le ruote, già carine nel kit originale, sono state sostituite con quelle in resina della Paragon, eccezionali e che riproducono l'effetto peso.
Un trattamento particolare è stato riservato alle eliche. dal momento che il coprimozzo nella realtà era di acciaio inox, ho voluto riprodurre l'effetto utilizzando lo Steel Mo-Lak che a mio parere è eccezionale per riprodurre l'acciao lucidato o inox. Basta stenderlo con cura col pennello ed attendere pochi minuti l'asciugatura. Dopo si passa a lucidarlo con un batuffolo di ovatta asciutto e il risultato potete vederlo nella foto accanto...

CARRELLINO DI SERVIZIO
Da alcune fotografie tratte da un ottimo libro sul Mosquito, ho intravisto un carrellino di servizio a terra, su cui poggia una specie di serbatoio cilindrico che, presumo, dovesse servire per il rifornimento del velivolo, o meglio, per rifornire il serbatoio ventrale interno per l'aumento dell'autonomia di volo. Ho riprodotto il medesimo cercando di imitarne la forma, utilizzando come telaio, quello di un carrello porta-bombe in 1/72 proveniente da un vecchio modello Airfix dello Stirling. Le ruote più simili all'originale provengono nientemeno che da un vecchio kit Monogram del B-52 (!!!), mentre il serbatoio è stato riprodotto tagliando alle estremità un tubo per sigari havana.

VERNICIATURA
Gli interni sono stati aerografati dapprima in Interior Green, poi lumeggiati a spruzzo. Le ombre sono state date spruzzando inchiostri per grafica color seppia con l'aerografo (io uso per questi micro-lavori una Paasche) regolato alla pressione di 0,8 bar. Gli inchiostri hanno il vantaggio di essere molto liquidi e tendenzialmente trasparenti e quindi sono insistituibili per applicare ombreggiature e lumeggiature. Un sottile dry-brushing in Interior Green schiarito con giallo ocra ha completato il tutto.
Le strutture in alluminio dei carrelli e delle eliche sono state spruzzate di Aluminium Metalizer Model Master senza lucidatura (non-buffing).
La superficie esterna del velivolo non presenta difficoltà estreme data l'uniformità della colorazione in PRU Blue. Per l'occasione ho utilizzato il PRU Blue acrilico Tamyia che ha una texture molto liscia (di solito preferisco la finitura della serie Gunze).
Anche qui ho provveduto ad ombreggiare con l'inchiostro seppia insistendo maggiormente dietro agli scarichi motore.
Con il PRU schiarito con del bianco (circa 20%) ho passato leggerissime mani sul colore base per simulare la scoloritura dovuta all'esposizione e all'invecchiamento molto rapido di questa vernice, nonchè alla polvere.
Una buona mano di Future Floor ha preparato il velivolo alle decals che non provengono dal kit.
Per le coccarde ho utilizzato quelle provenienti dal kit dello Spit MKV dell'Hasegawa dal giusto colore e dalle giuste dimensioni.
Per i codici di reparto mi sono servito di un foglio Tauromodel di codici AMI della corretta forma e dimensione. La flash di coda proviene anch'essa dal kit Hasegawa.
Una passata finale di Testor Dullcote ha reso perfettamente il tono semi-lucido dell'originale.
Il tocco finale è rappresentato da alcune scrostature metalliche che devono essere ovviamente assenti dalla fusoliera che è di legno (!!).
L'applicazione delle scrostature è un mio "brevetto" che ho anche suggerito nel "reader's tips" di Fine Scale Modeler, che prevede di intingere in poco color alluminio un residuo di paglietta lavapiatti Scotch Brite (quella verde che ruberete a vostra moglie) e quindi "picchiettare" la superficie leggermente, inisitendo nei punti più usurati dell'originale.
CONCLUSIONE
Un modello di grandi dimensioni che rende in modo impressionante le forme è l'eleganza dell'originale. Molto lavoro, e speriamo molto onore...

Riferimenti:
Squadron/Signal - Mosquito walk around
Squadron/Signal - Mosquito series I & II
Osprey publication - Mosquito


(Pietro Malaguti)


Una delle migliori fonti di documentazione è sicuramente la serie "Walk Around" della Squadron Signal. E' una miniera di informazioni per il modellista serio.

 


Un ricognitore MK I, in volo sulla campgna inglese. Si può notare che fin dai primi esemplari, la colorazione era PRU Blue.

 

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Il Mosquito MK IV Revell in scala 1/32.
Un modello raro, anzi ormai introvabile e fuori produzione.
A quando la riedizione del kit??

 

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Il diorama è completato da una bellissima figura in 54 mm. di Ulrich Puchala, raffigurante un pilota RAF.

 

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Il gruppo motore di sinistra. Si nota la ruota in resina della Paragon Design.

 

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Il carrello di servizio con il serbatoio per i voli di lunga durata, quasi completamente autocostruito. Nell'articolo, i dettagli...

 

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Il pilota di Puchala è molto bello, con una posa naturale e complemento perfetto per il Mosquito Revell in 1/32

 

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Di fronte l'effetto è notevole...

 

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Il vano dove alloggiavano le macchine fotografiche, completamente autocostruito.

 

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Il vano carrello con molte migliorìe.

 

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Il portello di accesso, ritagliato e perfezionato. E' importante una solida documentazione fotografica.

 

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Da un'altra angolazione si possono apprezzare i dettagli interni.

 

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Stesso trattamento di autocostruzione per l'abitacolo del pilota e del navigatore/bombardiere.

 

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Anche il Rolls Royce Merlin ha subito un trattamento adeguato.

 

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Qui apprezziamo la gondola sinistra, e le bellissime ruote in resina di Paragon Design.

 

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Rimuovendo lo spinner, scopriamo l'elica tripala metallica e i meccanismi del passo.

 

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Disposizione delle finestrature delle macchine fotografiche sul Mosquito PR

n.b. questo modello è in vendita a € 250,00 - info scrivendo a modellismo@modellismo.org

 

 

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